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Accendono schermi a cinque pollici
per non guardare la stanza vuota.
Comprano cose che non servono,
con soldi che non hanno,
per fare colpo su gente che detestano.
Hanno un terrore fottuto del silenzio,
perché è l'unico specchio
che non mente.
Chiamano "vita" una tabella di marcia,
una serie di scadenze,
un aperitivo con gente morta dentro
che fa finta di respirare.
La tela era bianca, pulita, immensa.
E loro ci hanno sputato sopra
un grigio da ufficio, una vernice stinta
fatta di paure e comode illusioni.
Vendono l'anima un grammo alla volta
per un po' di sicurezza,
e poi la sera si ubriacano
o prendono una pillola
per spegnere l'urlo che gli sale dalla pancia.
Ma tu,
tu...
sei la ferita che squarcia la tela,
le dita sporche di colore,
l'unica vera, grandiosa oscenità
in mezzo a questo manicomio
di comparse addestrate.